West USA: prime considerazioni di pancia

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Arieccomi, dopo una lunga assenza – e chiedo venia – motivata dal viaggio #myUSA e in mezzo a un trasloco impegnativo a ruota subito dopo, finalmente ho metabolizzato un attimo quella centrifuga impazzita che è stato il mitico on the road nell’Ovest americano. Ok, diciamo che se prima di partire avevo voglia di un on the road coi controfiocchi, forse nel mio immaginario l’ontheroad per eccellenza, stavolta la voglia me la sono proprio tolta, va là!

E prima di parlarvi di qualunque itinerario, consiglio pratico, racconto delle singole tappe (di cui vi parlerò nei prossimi post), penso sia importante per chiunque legga questo blog e magari voglia affrontare un domani lo stesso viaggio… sapere alcune cosette di fondo. Ve le dico a modo mio, provando a farvi capire cosa questo viaggio mi ha saputo trasmettere. Che non è facilissimo, perché è stata la mia prima esperienza lunga negli States e non pretendo di aver capito chissà cosa di un paese così sconfinato e ricco di sfumature. L’ho solo assaggiato.

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Il senso di libertà

Lo so, per noi italiani abituati a tutt’altro, a spazi ridotti, a un continuum edificato, allo sfruttamento delle risorse, è difficile farsi un’idea. Ma gli States sono così, sconfinati. Provate a chiudere gli occhi: un nastro d’asfalto, un truck enorme e coloratissimo all’orizzonte, e solo natura a 360° gradi intorno a perdita d’occhio. La stessa sensazione fino ad oggi me l’aveva saputa dare solo il mare, l’orizzonte aperto su cui spaziare, l’energia e la forza su cui misurare i propri limiti. Ecco, la sensazione più grande attraversando l’Ovest degli States è proprio il senso di libertà, che si respira e ti attraversa e ti appaga.

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L’oltre il possibile

Avevate in mente delle proporzioni? Lasciate perdere e moltiplicatele per 100, 1.000, 100.000. Non sperate di racchiudere in uno scatto l’immensità che vi aspetta. Qui è tutto esagerato e mica solo il paesaggio: lo sono le porzioni di cibo che ti portano, la taglia delle persone, il clima estremo ai limiti della sopportazione, la dimensione delle highways e dei mezzi di trasporto, lo spazio che hanno a disposizione per costruire e vivere, anche la semplicità disarmante con cui ti accolgono (non parlo delle grandi città sulla costa, ma dell’interno).

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“Vivere è scegliere e scegliere è rinunciare a qualcosa” (B. Powell)

Se state per organizzare un viaggio negli States sappiate che dovrete affrontare grandi rinunce 🙂 ebbene sì, saranno talmente tanti i luoghi meravigliosi da inserire nell’itinerario che rischiate la fine del bulimico compulsivo (col rischio di fare le schegge impazzite e non godervi gran che) oppure dovrete selezionare accuratamente le tappe e ahimè saranno doloriiiiiii. E’ inevitabile, nel viaggio come nella vita, aveva ragione Baden Powell!

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Non è tutto ora quello che luccica

Questo è un tasto che meriterebbe un post a parte…e sì, magari arriverà anche lui. Sarò sincera, l’unico vero aspetto dell’Ovest USA che mi ha fatto perdutamente innamorare è la natura: superlativa, da record dei primati, oltre ogni fantasia più ardita, splendida, coraggiosa, impensabile e meritevolissima di un viaggio. Tutto il resto, quello che si può definire “artificio”…ecco se ne può parlare.

E’ come trovarsi di fronte a qualcosa di bipolare, da una parte le frazioni di provincia tutte simili, una manciata di case, la main street, la pompa di benzina, la steak house e il supermercato e tanti immancabili pickups, dall’altra downtown avveniristici, centri commerciali dal futuro, megastore e tutto quello che, se vi piace fare shopping, potreste desiderare. Il culto della tecnica e l’efficienza dei business center, lo spreco e il surplus alimentare che vedi ovunque vanno a braccetto coi tanti senzatetto che girano nelle grandi città, coll’emarginazione e colle baraccopoli a centinaia di chilometri dove ho visto “abitare” i Navajo delle riserve. Contrasti forti, contrasti che lasciano molte domande su cui riflettere. Per chi ha voglia di farsele. No, l’America almeno per me non è affatto solo “oro che luccica” (come qualunque paese d’altronde).

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Il cambio euro-dollaro conviene

Noi per primi ci siamo cascati e una delle motivazioni che ci ha spinto quest’anno a scegliere gli States è stata anche questa. Oggettivamente è vero, 1 Euro=1,35 Dollaro. Però non lascatevi ingannare, negli States non vi regalano niente, anzi!!! Anche in questo caso ci vorrà un post a parte sul dettaglio costi da affrontare a carico della vostra carta di credito. In modo che siate consapevoli del fatto che un on the road negli States che includa molte tappe e molti chilometri non è esattamente un viaggio low-cost…e magari vi darò qualche dritta su come risparmiare.

Certo esistono tanti modi per limitare i costi e l’offerta ricettiva è vastissima, ma bisogna tener presente che a. dormire nelle grandi città o all’interno dei parchi costa parecchio b. i chilometri da fare sono un botto e per quanto la benzina sia più conveniente che in Europa…la vostra auto berrà come una spugna e ogni 3×2 sarete a far rifornimento c. qualunque cosa vorrete fare (escursione in barca? in canoa? a cavallo? 4×4? elicottero? territori Navajo? ingresso parchi divertimento? un ristorantino che non sia la solita steack-house o fish&chips) costa caroooooooo. Sì, ci siamo capiti.

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Non sottovalutate il periodo

Se volete, come me, vedere i parchi nazionali dell’Ovest fate attenzione al periodo scelto: lo so benissimo, non sempre è prevedibile il momento in cui avremo le ferie e soprattutto l’opportunità di partire e magari sacrifichiamo questo aspetto…però nei parchi il periodo, se ve li volete godere fino in fondo, non va affatto preso sotto gamba! Noi siamo partiti a metà Giugno e li abbiamo fatti entro i primi giorni di Luglio…e già eravamo al limite. D’estate il sole picchia forte, la temperatura (a parte magari i parchi montani) va dai 33-35-37 gradi ai 44 della Death Valley e le ore centrali della giornata diventano un vero forno…se poi come noi viaggiate con figlia seienne al seguito fatevi due più due e non andateci ad Agosto 🙂

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Roba da ragazzi o per tornare ragazzi

Preparatevi a spegnere la routine. Ogni giorno è un regalo nuovo di quelli grandi, ogni giorno ha un sapore adrenalinico, ogni giorno vi guarderete intorno e preparatevi a un “effetto ringiovanimento” causato da un mix di più fattori: è come avere davanti agli occhi e poter toccare una montagna di ricordi che ci sono sempre appartenuti, dai set cinematografici con cui siete cresciuti alla musica west-coast che sentirete in radio, alla mitica route 66 (che poi così mitica mi sa che è solo nei libri di Kerouac! ih ih), tanta America ce la portiamo dentro e quando finalmente la vediamo è come riabbracciare un vecchio amico.

La strada da fare all’ombra di quella bandiera che troverete dappertutto – perché negli States è veramente un culto – è avventura, autonomia e un tuffo nella storia della terra, nel passato e nel futuro insieme, qualche volta penserete che è una roba da gggggiovani….io dico per chi ha voglia di esserlo, di sbattersi un po’ per andare a vedere un angolo di mondo che merita davvero.

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Parchi nazionali dell’Ovest-California 1-0

Insomma, non ce n’è (almeno per me), la partita tra i parchi nazionali dell’Ovest e la costa californiana intesa come spiagge-oceano-città-cittadine-villozzi-machinoni-surfisti-bellavita è magistralmente vinta dai primi. Per quanto San Francisco abbia la sua bella personalità e mi sia piaciuta parecchio, per quanto San Diego si difenda bene…ehm Los Angeles un po’ meno! La costa californiana nord è di quelle belle e impossibili, selvaggia, fredda e ancora naturalissima, dove solo i kitesurfers e i leoni marini si trovano bene 🙂 mentre il tratto Los Angeles-San Diego è molto più sfruttato e nell’insieme mi ha raccontato ben poco. Certo poi se siete dei surfisti o bazzicate i campi da golf, o potete permettervi di far shopping degli store di lusso di Rodeo Drive a Beverly Hills allora è tutta un’altra musica!

Noi abbiamo fatto un mix delle due cose, pensando che la costa ci riservasse un po’ più di relax….ma il relax è stato solo climatico nel senso che c’erano 10 gradi in meno, ma per il resto le città e la costa, sia a livello di traffico che di complessità, sono moooooolto peggio. Col senno di poi consiglierei una gran bella sforbiciata al nostro itinerario. E una traslazione nelle mezze stagioni (Aprile-Maggio o Settembre-Ottobre).

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Per concludere…ma ce ne sarebbero!

Un viaggio in USA è una specie di viaggio interminabile. Il paese è immenso, multirazziale, di eccessi e primati, di capolavori naturali e modernità, di american way of life. Solo andandoci si può comprendere quanto sfugga ad ogni programma definito, sarebbero necessari infiniti viaggi, infinite risorse, anni e anni di tempo…sempre che la tipologia di viaggio faccia per noi. Il punto è proprio questo: ogni viaggiatore sa, al di là della curiosità e della voglia di conoscere le differenti realtà, quali sono le mete più adatte alla sua personalità, al suo sentire.

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E io, che inizialmente mi sono chiesta: questo matrimonio americano s’ha da fare? Ora risponderei: ho dei dubbi … perché nonostante le meraviglie viste, mi sono mancate troppe sfaccettature in questo viaggio, quelle sfaccettature che si avvicinano di più a come sono fatta io, mi colpiscono dritte al cuore, come la storia, la cultura millenaria, la spiritualità intensa, la tradizione e il folklore, dai costumi alla cucina etnica. O chissà quanti altri viaggi ci vorrebbero per scoprirle 🙂

Gli States affascinano per tantissime altre qualità, la madre terra incredibilmente generosa, il patriottismo, l’efficienza e l’organizzazione, il rispetto dell’altro e l’apertura mentale, l’accessibilità ovunque ai disabili, la fede nella scienza e nella tecnica, l’evoluzione e il loro piede saldamente ancorato al futuro. E su questo tanto di cappello.

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In ogni caso …

«Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita»

Jack Kerouac

E noi tre un altro bel pezzo di strada ce lo siamo tirato giù…e c’è solo da ringraziare 😀 stay tuned, appena riconnessa col mondo nella nuova casa inizio a sfornare i post a tema…e ne vedrete delle belle, tutte made in USA.

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11 responses to “West USA: prime considerazioni di pancia

  1. Aspettavo i tuoi primi commenti, dopo le bellissime foto che hai condiviso! Tanti anni fa ho fatto un viaggio simile al tuo (in novembre però!) e devo dire che mi ritrovo nelle tue riflessioni. Le strade nei deserti, i parchi, la sensazione di ripercorrere tutti i set dei film …. Bello!

    • Ciao Annalisa, il periodo è quello che è, tra poco mi disconnettono pure l’adsl…comunque sono riuscita a fare un’infarinatura e a scaricare finalmente le foto (qui ho messo le instagrammate, nei prossimi post le metterò). Certo che anche tu ti sei fatta dei bei giri … più travel che blogger, come piace a me 🙂

  2. Mi sa che i nostri due viaggi quest’anno sono proprio agli antipodi! Io mi sto facendo una full-immersion in spiritualitá ancor prima di partire … 😉
    Il post è bello, chiaro e non lascia adito a dubbi, ma posso dirtela una cosa? Sono felicissima di aver sentito tutto di persona e aver visto le foto in anteprima 😉

    • Confermo cara, l’Indonesia è agli antipodi!!! ed è uno dei viaggi che ho amato di più. Quindi ti passo volentieri il testimone in questa staffetta ideale tra #realtraveller, e non vedo l’ora di sentire le tue opinioni al ritorno.

      • Con questa premessa mi fai aumentare ancor di più la voglia di partire … ammesso sia possibile, visti i livelli raggiunti! 😉

  3. Hai fatto più o meno lo stesso viaggio che ho fatto io… e mi è rimasto nel cuore ❤
    Vero che sembra un viaggio interminabile per via dell'immensità, e penso che non basterebbe una vita per vedere tutto ciò che il west ha da offrire! Mi sentivo piccolissima in mezzo a tutta quella natura e a quello spettacolo davanti agli occhi *-*

      • Certo! Appena passa questo periodo tormentato mi metto all’opera volentieri perché sono veramente posti che hanno un posto particolare nel mio cuore!!
        Io intanto leggo il tuo seguito…

      • finchè Vodafone mi lascia l’adsl…lunedì trasloco e non garantisco più nulla 🙂 cmq in qualche modo mi arrangerò

  4. Dunque … bellissimo post, io ricordo ancora i miei primi viaggi negli USA parecchi anni fa nei parchi Ovest, non tutti quelli che hai visto purtroppo ma conto di rimediare.
    Bellissima la natura ma come città avevo visto solo Los Angeles e l’unica cosa da dire è che non l’avevo proprio capita.
    Ho adorato Las Vegas, un sogno assurdo in mezzo al nulla.
    Adesso sono dall’altra parte, sull’altra costa, neppure sulla costa, su un lago immenso come un mare, mio figlio abita vicino a Chicago.
    Realtà diversa, piena di contraddizioni, natura intatta, scoiattoli a cui devi impedire di entrare in casa per non saccheggiarti la dispensa, famiglie di procioni che corrono sotto le tue finestre, coyotes che ululano alla notte quando vorresti dormire.
    Dall’altra parte grattacieli con una vista incredibile, tecnologia a tutto spiano che ti permette di collegarti ovunque in wi-fi gratis, e poveri che chiedono l’elemosina agli angoli della strada.
    La povertà però ho notato che è molto più dignitosa che da noi, ,non chiedono, non implorano e non si umiliano e ti ringraziano sempre con un sorriso, sia che dai o che non dai e tanti danno.
    Per cambiare argomento mi ricordo che prima che mio figlio partisse un mio collega che conosce bene gli States ci aveva detto che è tutto una facciata, davanti tutto è bello, pulito ed ordinato, appena giri l’angolo tutto degrada, è come il set di un cinema, davanti il sipario e dietro le stampelle per reggerlo, è proprio così e devo dire che questo mi affascina molto, come fotografa sono riuscita a fare degli scatti niente male.
    Per altri 2 anni sicuramente farò ancora la pendolare tra Milano e Chicago poi si vedrà, da quello che ho capito molto probabilmente mio figlio non tornerà in Italia, lui vuole restare in Università e da noi non c’è un bel ambiente, là è più facile nel senso che se sei meritevole vai avanti, qui no.
    Ha prospettive molto interessanti e sarebbe scemo se rinunciasse ma sicuramente non ci rinuncia, si sta già formando una famiglia là con una sua compagna di classe, ucraina (con parecchi problemi nella terra di origine come avrete modo di aver visto dai telegiornali), si vogliono bene, hanno interessi in comune ed è una ragazza dolcissima ma che si impone (per fortuna).
    Aspetto con impazienza gli altri articoli, adesso è tardi ma domani vedo il prossimo
    Ciao
    Norma

    • Ma grazie Norma di questo commento, attraverso la tua esperienza personale un piccolo condensato di States in diretta 🙂
      Los Angeles a dirla tutta non l’ho capita neppure io, forse serve più tempo, troppo smisurata, ti disorienta colle sulle mille corsie, mille quartieri, mille distanze, come una rete fitta in cui ci si perde.
      Per tuo figlio, se vede una strada, digli di tenersela stretta! baci

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