Las Vegas in the middle of nowhere

E poi all’improvviso, un tratto di 127 uno della 160, in the middle of nowhere nel Nevada si intravede in lontananza Las Vegas, è il caso di tenere gli occhi ben aperti ragazzi, perché lo spettacolo ha inizio. Lo Stratosphere , copia in grande dello Space Needle di Seattle e poi la Strip, i grandi alberghi esagerati, il Mandalay Bay, e poi il Luxor, il Bally’s, New York New York, l’Excalibur lo spettacolare Bellagio, il mitico Caesar Palace, Il Venetian. Le strade di CSI, i casinò… ma prima di dirvi la mia lascio creare la giusta atmosfera a Neil Gaiman, scrittore, fumettista, giornalista e sceneggiatore britannico (che la sa lunga):

“Las Vegas è diventata l’interpretazione onirica di una città uscita da un libro di fiabe: qui un castello tratto da un racconto per bambini, lì una piramide nera con la sfinge e le luci bianche che fendono l’oscurità come il raggio di un Ufo in manovra d’atterraggio, e dappertutto oracoli al neon e schermi rotanti su cui scorrono messaggi di felicità e fortuna, annunci di cantanti, attori e maghi che si esibiscono stabilmente o in tournée, e luci che scintillano invitanti. Ogni ora un vulcano ha un’eruzione di luci e fiamme. Ogni ora una nave pirata affonda una nave da guerra.”

Las_Vegas_landscape

Non so bene da dove cominciare. Perché è proprio vero che ogni luogo risuona o respinge a seconda di come siamo fatti noi viaggiatori, uno diverso dall’altro. Potrei darvela a bere, puntare tutto sullo show, la movida, il divertimento, il casino, il ritmo, le luci, le montagne russe, le slot machines e le wedding capels, il sesso a domicilio, i pool-parties, le formule all-you-can-eat a buffet negli hotel, quel grande luna park per adulti che l’entertainment business qui è riuscito a mettere su in un batter d’occhio. Forse se ci fossi andata con lo spirito giusto (cervello spento, ma tanto) mi sarei pure divertita. E’ che ormai ho un’età e il cervello faccio fatica a spegnerlo 🙂 anche se ogni tanto mi farebbe solo bene!

C’è il vero terribilmente finto che rappresenta l’anima di Las Vegas, 35 milioni di persone all’anno che investono e perdono miliardi dei loro risparmi ai tavoli da gioco di The Strip. C’è il kitsch che regna sovrano in questa metropoli  incredibilmente programmata a tavolino a inizio ‘900 dalla compagnia ferroviaria Union Pacific. Nel maggio 1905 sono stati venduti all’asta più di 1200 lotti di terreno a prezzi irrisori e pare che la città debba la sua crescita smisurata e la sua prosperità alla legalizzazione del gioco d’azzardo avvenuta nel 1931 e alle performances dei più grandi artisti, dal mitico Elvis a Nat King Cole, da Frank Sinatra e Dean Martin a Céline Dion, David Copperfield e le Cirque du Soleil.

Circus Las Vegas

C’è il tempo che nelle sale da gioco di Las Vegas sembra perdere ogni sua connotazione. Al piano terra degli hotel si trovano i casinò, zero finestre né orologi, nulla deve distrarre dalla concentrazione al gioco, un raggio di sole o una stella rammenterebbero al giocatore il numero di ore passate davanti alle macchine infernali. All’interno dei vari alberghi ci sono lunghi corridoi e negozi e il cielo non cambia mai, è sempre lo stesso, azzurro e disseminato di nuvole, ma è stampato. Il senso del tempo è fuori, sullo Strip, è là che ritornano il giorno e la notte cambiando per magia lo skyline della città, il profilo dei grattacieli con un tale sfavillio di luci che è meglio non pensare allo spreco energetico e godersi lo spettacolo.

C’è la solitudine alienante dei vecchi giocatori incalliti, delle signore imbotulate, dei giocatori d’azzardo della domenica, di quelli assuefatti al tavolo da gioco, delle persone mute per ore ed ore davanti a tasti e leve di una slot-machine, altrettanto muta in attesa del tintinnio delle monete che cascano. Persone lì ipnotizzate a fumare per ore. Non ho mai giocato né subito il fascino del rischio, anche se ammetto che quei saloni possono esercitare un loro fascino, osservo i frequentatori e immagino le loro storie, la voce del croupier in smoking e ragazzotte discinte col loro “rien ne va plus” davanti alla ruota della roulette.

Eppure questo mondo, per lo spazio di qualche giornata di ordinaria follia, attrae eccome. E’ la terra promessa in mezzo al nulla, una Babele del divertimento costruita dall’uomo, un mondo  falsissimo ma reale. It’s showtime.  Las Vegas è una vera città finta, dove l’occhio trova così tante sollecitazioni e non sai più cosa guardare. In fondo non serve viaggiare per il mondo,  Las Vegas offre un assaggio concentrato del globo, magistralmente ricostruito meglio che a Cinecittà, basta entrare ed uscire da un hotel all’altro. Piramidi, sfingi  e faraoni? Sfarzi del favoloso lontano oriente? Pirati su vascelli corsari? Giungla misteriosa? La magica Parigi? Cowboys in piena atmosfera saloon? Signore e Signori si accomodino, qui non manca niente. E pure la “fauna umana” è niente male, eterogenea a più non posso.

Las-Vegas-Fabulous Il Caesar Palace è immenso, davvero una città nella città, fedele ricostruzione storica nell’antica Roma: Bacchi, Veneri, Nettuni, Cupidi, busti di filosofi, senatori, imperatori, fontane, piazze, triclini e pepli. Nessuno, proprio nessuno manca all’appello. Per finire in bellezza la serata, i giochi d’acqua e le fontane danzanti con la musica di Michael Jackson in sottofondo nel “laghetto” di tre ettari di fronte all’hotel Bellagio. Certo non sarà il lago di Como ma bisogna riconoscere che questi americani ce l’han messa proprio tutta e pazienza per gli austeri mormoni, primi pionieri dell’area nel lontano ‘800, che sicuramente si stanno rigirando nella tomba per questo luogo di sperpero e perdizione 🙂

Las Vegas è una visione a occhi aperti, una luce che ipnotizza, una musica psicadelica, una strizzata d’occhi ai vizi umani. La finzione di un mondo che sembra non esistere, ma che Las Vegas continua a far credere che ci sia. Un racconto che inizia in realtà dalla fine. Dalla fine delle monetine dentro uno dei tanti bicchieri contenitori di sogni.

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Ps. chiedo venia, a Las Vegas un contrattempo mi ha fatto dimenticare la macchina fotografica in hotel…ho solo qualche instagrammata. Sarà un caso? Prendo allora qualche foto dalla rete 🙂

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7 responses to “Las Vegas in the middle of nowhere

  1. La mia forse è una voce fuori dal coro ma devo dire che Las Vegas mi è piaciuta moltissimo, cerco di spiegare perché.
    Ci sono stata 2 volte, la prima nel 1997 per lavoro e la seconda con mio figlio (allora undicenne) nel 2001.
    Innanzitutto devo fare i complimenti per la fantasia di chi l’ha inventata, io non ci avrei mai pensato, tutto è esagerato e fuori dalle righe ma io adoro quelle luci, quei colori.
    La prima volta l’ho vista meglio anche perché ci siamo fermati 5 giorni e poi ho pure avuto la fortuna che hanno sbagliato e dato a me la camera destinata al mio capo (e lui gentilmente me l’ha lasciata) e devo dire che così non ne ho mai più viste.
    Il capo era pure generoso (e danaroso ovviamente) e ci portava a sue spese al ristorante alla sera e così mi sono goduta la vista dallo Stratosphere durante la cena ed assicuro che è uno spettacolo di luci.
    Tutto è finto ma è fatto veramente bene, curato nei dettagli.
    Certe trovate poi come le montagne russe al New York New York sono veramente forti, certo non ci salirei mai (ho una fifa tremenda) e non ci dormirei mai (pensa ad avere davanti alla finestra gente che ti passa davanti e urla).
    Allora non ho guardato la parte “viziosa” della città, ho solo giocato (e perso i miei 10$ stabiliti alla partenza), certo è un mondo triste dove tanta gente perde fortune (ma anche da noi con le slot nei bar ed il gioco pubblicizzato dappertutto non si scherza).
    Io guardavo le luci e gli spettacoli, peccato solo che ai tempi le risorse tecnologiche erano scarse e quindi poche foto, già allora avevo l’anima della fotografa.
    Per me Las Vegas è un sogno nel deserto, nel nulla, una scommessa fatta e vinta contro una natura inospitale.
    Rappresenta anche un simbolo (non mi è venuto in mente per #sensomieviaggi di questo mese), rappresenta la tenacia dell’uomo che con intelligenza (e tecnica ovviamente) riesce a adattarsi a tutti gli ambienti anche a quelli più ostili.
    Ecco cosa ho visto io in Las Vegas, forse ho volutamente tagliato fuori lo squallore che si nasconde dietro facciate luccicanti ma questa è la “mia” Las Vegas.
    Scusa il commento piuttosto lungo ma volevo cercare di spiegare perché mi è piaciuta, non so se ci sono riuscita ma ci ho provato.
    Grazie di questo bellissimo post che mi ha portato indietro nel tempo.
    Ciao
    Norma

    • Ti ringrazio Norma per la “tua” Las Vegas. E’ bello avere un parere diverso e ascoltare voci personali. #cenefossero!
      Di sicuro come siamo fatti noi, la somma delle nostre esperienze, il momento di vita in cui capitiamo in un luogo, i compagni di viaggio/lavoro che ci accommpagnano….sono tantissimi i fattori che possono spingere la nostra percezione verso l’entusiasmo o il rifiuto. Ognuno fa storia a sè. Ogni viaggiatore e ogni parere è rispettabilissimo (purchè ce ne sia uno 😀 )
      Las Vegas mi è sembrata strapiena di gente entusiasta, coinvolta, divertita e immersa completamente nell’atmosfera che hanno creato..e hai ragione in poco tempo han creato dal nulla una realtà parallela. Fatto sta che la prima netta impressione che mi ha dato è stata una: uno stratosferico business! Lo so, lo so, sono io la solita voce rompicocones però almeno chi mi legge sa che non mento, scrivo quello che realmente ho provato.
      E così di sicuro hai fatto anche tu!

  2. Di niente, per me viaggiare e scrivere sono una necessità, il blog è solo un canale. Io ho puntato l’Ovest USA proprio perchè cercavo la natura dei grandi parchi…quella è indiscutibile e immensa e supera ogni apettativa. Il resto così così.

  3. Pingback: Zion National Park (e i suoi cervi) | Alla ricerca di Shambala·

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