Lontano dal Tibet

Ci sono libri che immediatamente ti avvicinano a un paese, ti permettono di visualizzarlo, di sentirne il profumo e l’aura, di idealizzarlo, ti predispongono alla sua conoscenza. Questo libro è differente, o almeno lo è stato per me. Parlo da semplice lettrice, da viaggiatrice, e niente altro perché non ne avrei le competenze. Mesi fa ho avuto l’occasione di partecipare a una serie di serate sul Tibet, ciascuna con relatori diversi e ciascuna ricca di sfaccettature. Una di queste aveva come relatore Carlo Buldrini, ex-direttore dell’Istituto italiano di cultura di Nuova Delhi e autore di A long Way from Tibet (2005), best seller edito poi in Italia da Lidau col titolo Lontano dal Tibet .

Lontano dal Tibet

Non uno studioso della storia tibetana e basta, non uno che interpreta o elabora fantasie, ma uno che ha vissuto in India trent’anni della sua vita, che ha avuto l’occasione di incontrare in diverse occasioni il Dalai Lama per intervistarlo, che ha osservato la realtà da vicino ed è capace di fotografarla come nessuno, per iscritto e a parole. Lo ascolto ripercorrere come un reporter nei suoi bianco/nero questi ultimi 50 anni di storia tibetana. L’esilio del popolo tibetano dopo l’occupazione militare del paese da parte della Cina e il tentativo di distruzione dell’identità tibetana.

Con parole pacate e lucide, senza fronzoli, ripercorre gli eventi e ci racconta la situazione, come è stata, come è oggi e le flebili speranze per il futuro, in quale direzione vanno. Lo ascolto tutto d’un fiato, a partire dal filmato iniziale che si intitola Burning Tibet, un video crudo sulle torce umane, non solo monaci, ma laici, giovani e vecchi, persone che negli ultimi anni si autoimmolano, dandosi fuoco, per richiamare l’attenzione del mondo sul dramma del popolo tibetano. Se volete c’è una pagina FB sul tema “Torce umane in Tibet”, con le storie di questi eroi ignorati sacrificati per un Tibet libero.

protesta-tibetana

pic credit mondo.studionews24.com

Poco più di due ore capaci di farmi un quadro di sintesi della realtà ben lontano da quello che avevo in testa, io che in Tibet non sono mai stata e ne ho sempre subito il fascino, per il suo bagaglio spirituale e culturale. Alla fine della serata è più forte di me, vado a parlargli, lo ringrazio e ammetto candidamente che nonostante l’argomento il tempo mi è passato come bere un bicchiere di acqua. E ovviamente prendo il suo libro, mi fa una dedica e a casa lo divoro.

Lontano dal Tibet è un libro che pagina dopo pagina fa venire male al cuore, che riempie di domande e ti fa chiedere come, in un’epoca di presunti diritti umani, i maggiori difensori della democrazia al mondo stringano la mano cinese e stilino accordi commerciali con chi non rispetta i benchè minimi diritti umani. Un libro che chiunque volesse andare in Tibet dovrebbe prima leggersi, per una partenza consapevole.

Intensissima la cronaca dei fatti e la parte dedicata alle testimonianze dei rifugiati in India, raccolte personalmente dall’autore negli anni’70. Sono profughi che hanno raccontato le loro storie, aprendo il proprio cuore e facendo riemergere dalla polvere del tempo il dolore, la sofferenza, l’incredulità, un quadro di condizioni di vita durissime e inaccettabili, di torture, vessazioni, di tradizioni e valori calpestati, di un’identità nazionale rubata. Libertà di espressione, di pensiero e di religione sembrano ormai lontanissimi.

Più di tutto mi colpisce la lettera anonima da Lhasa:

<10 Marzo (1959):

 questo è il giorno in cui il popolo tibetano ha perso la sua benamata patria. Questo è il giorno in cui abbiamo perso la nostra pace mentale e l’armonia del nostro tradizionale modo di vivere. Abbiamo perso il nostro diritto a essere una nazione libera e indipendente. E’ anche il giorno in cui le Nazioni Unite e la Comunità internazionale hanno permesso alla Cina rossa di massacrare il piccolo e pacifico popolo tibetano.>

Dopo aver ascoltato Buldrini e aver letto il libro, viene solo voglia di condividere quanto scritto sul retro della copertina da Harish Dhillon del The sunday Tribune: “…dopo aver letto questo libro, viene anche a noi voglia di alzare il pugno e gridare:

“Bod rangzen” (Tibet libero)

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2 responses to “Lontano dal Tibet

  1. Grazie Monica, per il racconto, per il suggerimento e per le parole.
    Mi hai fatto venir voglia di leggerlo…

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