La casa del viaggiatore doc

E poi ci sono quelli (e sono i miei preferiti) che i viaggi non li raccontano ma li fanno e basta, e magari hanno passato una vita intera a viaggiare, visto mezzo mondo, fatto itinerari incredibili, incontrato popoli lontani e remoti in tempi non sospetti. E sono persone insospettabili. E quando hai la possibilità di scambiarci quattro chiacchiere e magari essere ospitato a casa loro, è come aprire una finestra incredibile di vita altrui. E scopri che la loro casa è lo specchio della loro passione.

Così, in occasione di alcune recenti serate sul Tibet, ho conosciuto Giuseppe, ex-dirigente in pensione e viaggiatore da sempre. Ha iniziato a girare come appassionato di montagna, di sci-alpinismo, di trekking, socio Cai, scalatore, uno che con gli sci ai piedi ha raggiunto moltissime cime delle Alpi, dalle Dolomiti alle Alpi Occidentali, al monte Ararat e alle cime dell’ Atlante in Marocco. E già qui prometteva bene. Ha accompagnato gruppi in tutto il mondo, con trekking in Himalaya e in Sud America nelle Ande, ha scalato i vulcani Popocatepetl, ed Ixtaciuatl in Messico. Viaggiatore nelle Americhe: Stati Uniti, Messico, Guatemala, Bolivia, Perù. In Africa ha visitato: Ruanda, Kenia, Tanzania, Namibia, Mali, tutti i paesi del Nord Africa ed ha attraversato il deserto del Sahara. In Asia ha attraversato India, Indonesia, Tibet, Cina, Pakistan, Nuova Guinea, Borneo. Insomma un numero.

Senza parlare del suo archivio da mille e un notte, spaventoso per qualità/quantità e curatissimo (tra l’altro poteva non essere appassionato anche di fotografia?). Ma foto, diapositive, filmati e taccuini di viaggio sono solo il contorno. Il pezzo forte secondo me è la sua casa ed è su questa che voglio concentrarmi. Non è che se ne vedono tante così. Qui il design, l’arredamento d’interni, la moda, il fashion sono distanti anni luce. Ma è una casa di carattere, dove ogni angolo racconta una storia, dove il mondo è entrato nel quotidiano, dove non ci sono cose preziose per gli altri, ma solo per lui. Perché raccontano di sé, della strada fatta, e ogni viaggio ha lasciato una traccia.

Qui una piccola gallery dell’infinità di ricordi di viaggio con cui ha arredato casa. Per ragioni di privacy preferisco non mettere riferimenti né foto d’insieme, ma ho fatto qualche scatto sui singoli pezzi, chiedendogli da dove venivano. Cliccando su ogni foto potete vederle meglio.

E allora puoi fare incontri di ogni tipo: camminare su un tappeto algerino, un Bukara del Turkmenistan, uno mongolo, sederti su un puof tunisino di Kairouan o uno sgabello cucito a mano comprato in Marocco, accendere una candela su una lacca vietnamita o suonare un tamburo in pelle di serpente usato dalle tribù Asmat dell’Iran Jaya. Puoi vedere una thangka tibetana, un copricapo di donna del Kafiristan o la bilancia per misurare l’oppio thailandese, una cintura yemenita o sorseggiare un caffè circondato da coloratissimi dipinti senegalesi. Ecco, giusto solo per dirne due a caso 🙂

Ogni stanza la racconta lunga, prima ancora che lui possa arricchire i racconti con parole, video e immagini fotografiche incredibili, di popoli lontanissimi, di situazioni imprevedibili, su una jeep nel deserto della Namibia o in compagnia dei monaci tibetani e del Dalai lama, oppure ti estragga una mappa di un itinerario fatto di mesi tra Medio Oriente, Mongolia, Cina, SudEst asiatico e ritorno in macchina. Tutto quello che ogni viaggiatore ha sempre sognato di fare, e di più. E io mi rendo conto che per me è come “invitare l’oca a bere” 🙂 mi ci perdo.

Che dire, lo saluto, mi regala una sciarpina tibetana bianca al collo e resto con la sensazione di sentirmi piccolina, come se non avessi visto ancora niente e sicuramente è proprio così.

…è una strana creatura, il viaggiatore.

Per lui il viaggio non è un paradigma, definito entro un’andata e un ritorno, è piuttosto un inseguire una nuova possibilità del suo essere, per conoscerla, e sentirla propria per un po’: è un esperimento su se stesso, proprio come sostiene Saramago, “nessun viaggio è definitivo”.

(F.Colonna)

tappeto boliviano, Santuario della Madonna nera

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6 responses to “La casa del viaggiatore doc

  1. Bella questa casa, io adoro l’etnico se arriva davvero da lontano e dietro c’è la storia di chi ha realmente visitato quei luoghi. E complimenti per il blog, moooolto interessante 🙂

    • concordo, in casa mia qualche tocco etnico non manca mai, poco però perchè in casa ho un purista 🙂 e grazie 1000 Viola

  2. Ciao, anch’io ho l’impressione che fuori dal web ci siano vite di viaggiatori tutte da scoprire…se ne incroci altri raccontacelo!

  3. in effetti, mi sa che hai ragione tu, però dai anche qualcuno che li racconta lo salviamo (una a caso magari) 😛

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