Il sacro dei miei viaggi (sui generis)

Questa volta l’iniziativa #Sensodeimieiviaggi punta in alto e riesco a partecipare in corner, anche se resto sempre col dubbio che un travel blogger riesca ad affrontare questo tema senza scivolare su clamorose bucce di banana. E il tema non è di quelli che apri l’archivio fotografico e peschi a casaccio. Ci penso un po’ su e poi come sempre l’ispirazione e il filo conduttore mi viene così, tipo lamapadina e onda anomala (sarà che sono io quella anomala, il dubbio ecco viene).

Il sacro negli anni l’ho visto evolvere, in primis dentro di me e di riflesso anche nei miei viaggi, e all’inizio era un sacro che potrei chiamare classico, insegnato, incasellato, accolto ma non ragionato più di tanto. L’ho sempre identificato con luoghi di culto, fede, preghiera, occasioni e spunti che si ripresentavano in forme più o meno note a tutti. Ma non è di questo che voglio parlarvi oggi. O almeno ci voglio provare.

Nel tempo il mio concetto di sacro si è ampliato, come un ventaglio, come una rosa che ha bisogno di aprirsi, e di sicuro conoscere qualche pezzo di mondo in più mi ha aiutato non poco. Ho capito che sacro non è una religione soltanto, una strada sola, un modo di pregare, un modo di vivere, una convenzione accettata, la nostra. E sacre sono tutte le espressioni in grado di essere un “grimaldello” dentro di noi: la vita, la natura, l’arte, la danza, la musica, solo per dirne alcune. Parto da qui, da un sguardo più olistico, che strizza un occhio all’Oriente, per guardare tre esperienze che ho vissuto in giro per il mondo e mi hanno trasmesso fino in fondo l’essenza del sacro. Non quella insegnata o della domenica, ma quella che senti, nella pancia, che ti smuove dentro, ti dice qualcosa e magari ti fa piangere come una scema.

Cracovia messa

Una messa a Cracovia – Polonia

C’è un luogo dove la fede della gente mi è sembrata con la F maiuscola, dove la messa non è dovere quelle 2/3 volte l’anno, consuetudine o terra di vecchie signore.  Qui a messa ci vanno tutti, bambini, giovani e meno giovani. Ricordo una chiesa del centro piena all’inverosimile (e a Cracovia ce ne sono 150!), ricordo canti partecipati, ricordo volti che mi sono rimasti impressi. E quella musica sacra, quell’energia lì, insieme a loro, mi faceva venire i brividi e davvero senti vibrare la religiosità profonda, anche se della messa in polacco non capisci gran che 😛

Bahamas chiesa di Elbow Cay

Una cerimonia gospel ad Elbow Cay – Bahamas

Altra location, altra espressione di sacro, altro approccio. Ma stessa partecipazione, sentimento e gioia condivisa. Avevamo noleggiato due biciclette per girare l’isola di Elbow Cay nelle Bahamas, giravamo a caso. In lontananza una chiesina da film, di quelle fatte colle assi di legno, facciate bianche e verdi, un piccolo patio d’ingresso, il tetto spiovente e la croce sopra. La semplicità fatta luogo di culto. E ne venivano fuori canti allegri, ma così forti da non crederci. Ci fermiamo ed entriamo, incuriositi. Una micro-comunità, uomini corpulenti in scuro e donnoni colorati con colletti di pizzo e cappellini a iosa. Il reverendo legge il Vangelo, fa il sermone e poi è musica, è fisicità, è gente che acclama il coro e canta a squarciagola. E’ vita.

Bali rito sulla spiaggia Un rito di ringraziamento a Bali – Indonesia

E dulcis in fundo un sacro differente, induista, fatto di riti per ingraziarsi ogni giorno divinità, antenati, spiriti e demoni. Ero arrivata da poco a Bali, e mi sono resa conto che qui la vita è scandita ogni giorno da cerimonie e preghiere. Ogni momento è buono per offrire cestini intrecciati di foglie di palma e dentro incensi, fiori, foglie, pezzi di frutta e riso. Tutto curato nel minimo dettaglio. Era l’ora del tramonto e sul bagnasciuga sfilava un corteo silenzioso, le donne in doppia fila con abiti giallo-arancio e capelli raccolti portano in testa i cestini da offrire e con una mano tengono un lungo tessuto bianco. Unico suono a distanza il gamelan, la loro musica  a percussione. La spiaggia era piena di gente, eppure nessuno fiatava al loro passaggio. Dedizione, armonia col mare di fronte, spiritualità palpabile nell’aria.

Tre brevi finestre in tre luoghi del pianeta lontanissimi (con foto un pò datate), dove però il sacro l’ho sentito di casa 🙂

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8 responses to “Il sacro dei miei viaggi (sui generis)

    • in effetti è caduto a fagiolo 🙂 certo che se continuiamo così i prossimi temi c’è da ridere. Baci Annalisa

  1. Hai proprio ragione cara: viaggiare apre gli occhi e amplifica il sentire dell’anima. Quello che da casa può sembrarci strano e criticabile nel suo contesto naturale assume tutto un altro sapore.
    Bei viaggi e belle foto: grazie!

  2. Bellissimo post e bellissime foto, hanno tutte un denominatore comune, una fede non strumentalizzata e commercializzata ma veramente sentita.
    Se devo scegliere una foto, ma non chiedermi perché, scelgo Cracovia, forse me la sento più vicina, me la senta “nella pancia”.
    Grazie
    Norma

    • grazie a te, Norma, hai sintetizzato a meraviglia: il sentire oggi, nell’era delle comunicazioni di massa, delle parole, della fretta, sembra superfluo. Eppure è sacro. E questi momenti me lo hanno ricordato.

  3. ciao
    che bella l’immagine di Bali, noi siamo stati tante volte a Bali abbiamo assistito a tante cerimonie, ma a questo corteo sulla spiaggia con il telo bianco mai … dobbiamo tornare!!!
    a presto con un altro senso dei miei viaggi
    Patrizia

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