Viaggio in Uganda (wishlist)

virunga_nat_park

Dopo tanti post su viaggi realmente fatti ho pensato che sotto l’albero di Natale mi piacerebbe trovare due biglietti per un’esperienza che sogno da anni. Lo so, la mia wishlist è immensa al pari di qualunque viaggiatore-sognatore, ma sicuramente un viaggio in Uguanda è tra i primissimi posti. Oh, premesso che ognuno ha le sue turbe e che la mia adorazione per gli animali è di lunga data e forse troppi documentari nell’infanzia mi hanno traviato, ho però un’immagine stampata chiara nella testa. Una domenica passata nello zoo di Praga, quando vivevo lì qualche anno fa.

Non amo gli zoo, decisamente. Ma quello di Praga è grandissimo, ettari e ettari di spazio vicino al castello di Troja, ci si arriva facilmente colla linea rossa della metro Nadrazi Holesovice, è poco frequentato da turisti ma ci vanno soprattutto le famiglie locali. Una grossa fetta dello zoo è dedicata all’Africa. E quel giorno di primavera mi colpì la riproduzione della giungla equatoriale in un’enorme serra. All’improvviso venimmo catapultati in uno scenario di liane, macachi, mangrovie, rettili con un discreto tasso di umidità e poi al di là del vetro lui, e due occhi neri piantati dritti verso i visitatori.

foto gorilla ph. Michael Nichols

Pic credit: Micheal Nichols ph.

Mr Gorilla in persona, nero come l’inchiostro, 250 kg di pelo, una montagna che non ti aspetti e soprattutto uno sguardo che ti parla, due occhioni di un’intelligenza spiccata, ci vidi dentro umanità e un velo di perenne tristezza, o almeno questa fu la sensazione. All’improvviso ti senti un po’ come nel libro di Dian Fossey o nella sua trasposizione cinematografica “Gorilla nella nebbia” (o almeno vorresti esserci). Vi giuro, un’emozione grande tanto quanto avere di fronte lo scimmione. E dietro di lui altri esemplari, cercavano, spezzavano, scavavano, sempre alla ricerca di cibo e sempre tenendoci sotto controllo. Noi rumorosi e incuriositi, loro tolleranti e ormai abituati alla presenza dell’uomo.

E’ così che nasce un desiderio, un viaggio che immagini nella tua testa e che prima o poi sai che realizzerai, verso Uguanda e Rwanda. Paesi aperti al turismo da poco, paesaggi vergini dove speri di venire a contatto con un’Africa autentica, quella del Lago Vittoria e dei vulcani Virunga, delle praterie e delle cascate ai piedi del Ruwenzori. E ovviamente con loro, i gorilla, i nostri imponenti antenati.

Un’esperienza secondo me totalizzante e commovente, capace di dilatare le ore molto più in là del poco tempo che si ha a disposizione per stare con i gorilla. Non vederli attraverso il vetro di uno zoo, ma vivere il percorso per raggiungerli, la tensione dell’attesa, il trekking nella jungla, l’umidità pazzesca, i ranger con i machete, la simbiosi con la natura, di cui i gorilla sono protagonisti e messaggeri. Ancora per poco, purtroppo 😦

Dian Fossey, etologa californiana, partita nel 1967 dedicò 22 anni della sua vita allo studio dei gorilla di montagna per proteggerli dai bracconieri. Il giorno in cui fu assassinata annotò sul suo diario questa frase:

“Quando ti rendi conto del valore della vita, di ogni vita

pensi meno al passato e lotti per difenderne il futuro”

La mia vita tra i gorilla

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