Do you want massage?

Oggi scherziamo un po’. Ho bisogno di sdrammatizzare una serie di eventi che mi sono successi e così ho pensato di aggiungere una nuova sezione al blog. Si chiamerà JOB TALES (a breve inserisco il mandala-icona nuovo).

Da tempo mi frullava in testa un’idea, dei racconti di viaggio legati al lavoro. Non il mio perché purtroppo io per lavoro ho sempre viaggiato poco o in un raggio d’azione limitato, i miei viaggi sono legati ai traslochi e al piacere. Ma in casa ho un marito che in tanti anni da manager è andato spessissimo all’estero per lavoro, dall’Europa alla Cina, dalla Russia al Giappone, dall’America all’Australia e gliene sono capitate di ogni… insomma c’è un repertorio di “micro-avventure” che merita davvero. Mica per niente da sempre sono i suoi cavalli di battaglia 😀

Avrei voluto che fosse lui a scrivere di suo pugno (anche perché scrive benissimo), ho provato a convincerlo ma si sa, i manager non hanno mai tempo, figuriamoci per un blog 🙂 allora è scattato il mio piano B, tu racconti a me e io scrivo. Niente nomi, ovviamente. Solo brevi storie.

Diciamolo, i viaggi di lavoro non sono solo meeting, alberghi e aeroporti, ritmi frenetici e distanza dalla famiglia. Tra uno stress e l’altro qualche spiraglio ogni tanto capita. Attraverso il lavoro, i colleghi, la loro ospitalità e collaborazione, si ha occasione di vedere un paese da una prospettiva differente, molto realistica. Lavorare con persone del luogo, capire la loro mentalità, il loro approccio, le loro reazioni e nei ritagli di tempo vedere come spendono il loro tempo libero, farsi portare nei posticini giusti, lasciarsi raccontare qualcosa di più. Anche questo è viaggiare.

Apriamo le danze, quindi, con il primo racconto che arriva dal Giappone, da Tokyo. E’ un classico rivisitato….un flash breve, qualche momento alla fine di una giornata intensa e a modo suo una piccola finestra sul paese.

Job Tales Japan

DO YOU WANT MASSAGE?

Pare che i giapponesi siano militareschi. Soprattutto sul lavoro. Immaginate due manager italiani a Tokyo e i loro importatori/distributori giapponesi che gli organizzano 5 giornate full con un programma serrato dalle 8 a dopo cena, senza momenti di respiro, senza occasioni libere. Tutto rigorosamente schedulato. Hotel di altissimo livello, in un grattacielo, dotato di tutto dentro. Mio marito vede nel bagno dell’hotel un cartoncino, una pubblicità, dove propongono il “Traditional Japanese Massage”, l’equivalente di 75mila delle vecchie lire e dice al suo collega che gli sarebbe piaciuto una volta provarlo.

E’ il quinto giorno, l’ultima sera, i due dopo cena decidono di andarsi finalmente a rilassare un attimo al trentesimo piano dell’hotel, con vista clamorosa su Tokyo, un bar dai prezzi folli, quasi nessuno in giro. Finita la pausa relax si avvicinano alla hall con 4 ascensori a disposizione, il collega va e mio marito rimane da solo. Arriva un altro ascensore, lui si infila dentro e dietro di lui una signora sessantenne, piccolina, ordinata, vestita di tutto punto.

La signora riesce un secondo dall’ascensore per controllare che non ci sia nessuno e svelta risale prima che le porte si chiudano…li aspettano una trentina di piani da scendere e parecchio tempo a disposizione 🙂 Capelli neri raccolti, tailleur impeccabile blu, camicina bianca, borsina chanel abbinata, scarpe decolté con mezzo tacco, profumo. Gambe storte e ripeto (se ve lo foste perso) sulla sessantina. Mio marito allora ne aveva 40.

Si avvicina delicatamente e sussurra al suo orecchio parole impercettibili, ovattate, con tono bassissimo, tant’è che lui la guarda stranito e non capisce proprio cosa stia dicendo sta qui, una, due, tre volte, finchè mette a fuoco la proposta della composta signora : “Do you want masssssssaaaaaaaggggggggggge?” con una quantità si s, di a e di g da stordire. Lui sorride, tra l’incredulo e l’indifferente. Sperando di liberarsene alla svelta.

L’ascensore si riapre, lui esce senza preoccuparsi troppo della tipa, raggiunge la sua camera. La tipa si materializza alle sue spalle ed entra pure lei ripetendo la sua proposta “Do you want  massssssssaaaaaaggggggggggggggge?”. Allora mio marito mette a fuoco il cartonicino nel bagno, collega la signora alla pubblicità, lo va a prendere, e le chiede se stesse parlando del Traditional Japanese Massage a cui aveva pensato più volte.

La tipa si illumina e dice : “Noooooooo, no, traditional massage, WOOOOONDERFUL MASSAGE, SEXXXXXXXXXUAL massage” con un certo compiacimento. Insomma era evidente cosa proponeva la sciura, anche se era impossibile pensarlo. Attimi di perplessità. Per fortuna dopo poco bussano alla porta. E’ il collega di mio marito che vedendolo in camera accompagnato dalla signora gli chiede senza pietà “Ma chi è quella lì dentro??????? Sembra tua mamma”. E lui : “Non so, si è buttata dentro”.

Insomma la cosa è finita in risate e la tipa ha capito che non c’era speranza. Da quella volta in poi per un discreto periodo di tempo, tornati in azienda in Italia, i colleghi entravano nel suo ufficio sussurrando “Do you want a massage?” e lo hanno preso per i fondelli non poco.

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Ps. ogni tanto inserirò nel blog un mio Job Tale, ma se avete voglia di contribuire e inviarmi qualche vostro “racconto-avventura-disavventura” in trasferta lavorativa, mi trovate sempre su allaricercadishambala@gmail.com. Li pubblicherò volentieri 🙂

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2 responses to “Do you want massage?

  1. Ah ah, mitico. Mi ricorda il film Lost in traslation dove il povero Bill Murray si trova in camera un prostituta che vuole fargli leccare i suoi collant… I giapponesi non sono mica normali.

    • esatto 🙂 e sul Giappone ne ho una diverse carine, una più assurda dell’altra. Magari per loro gli assurdi siamo noi…

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