I suoni dei miei viaggi

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pic credit: @fotocommunity Praga B&W

Approfitto dell’iniziativa della mia amica Monica di Viaggi e Baci e partecipo, come faccio spesso, al tema mensile dell’iniziativa che stavolta mi stuzzica parecchio, i Suoni dei miei viaggi. Tema dal potere evocativo, di quelli che aprono le porte a una marea di ricordi, agli echi interiori. Il suono come materia da modellare per creare paesaggi sonori dove si ha l’impressione di abitare realmente e dove la mente rimbalza in un attimo.

La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale: quello dell’onda del mare che da quando si forma muta ad ogni istante.

Italo Svevo, da “La coscienza di Zeno”

 E allora questi miei suoni mi riportano a un viaggio importante, durato 4 anni, un’esperienza di vita all’estero a Praga, in Repubblica Ceca. Qui abbiamo vissuto, lavorato, ascoltato e ci siamo immersi totalmente, nel bene e nel male. Anche se faccio fatica a parlarne, come quando qualcosa ti lascia un segno importante e scriverne riesce difficile. Provo a evocarne qualche suono per raccontarvela 🙂

TuttiPonti

Le sirene dell’alluvione nell’Agosto 2002, e la paura.

Il nostro arrivo a Praga è stato segnato da un suono che non dimenticherò mai, giuro. Avevamo appena trovato casa al confine di Mala Strana – Praga 5, appena traslocato, appena iniziato il lavoro di mio marito a Karlovy Vary, appena rubata la mia macchinina rossa che avevo portato dall’Italia (ignara del servizio che mi aspettava). E cominciano le piogge torrenziali. Il mio primo giorno di ufficio in pieno centro storico cartelli su tutte le porte avvertivano in ceco di evacuare i palazzi. Torno a casa e mi serro dentro, tra uno scatolone e l’altro. Così per 6 gg. Finchè comincia quel suono, ciclico, cupo, lungo, infinitamente lungo, assordante, di allarme, che attraversava tutta Praga, che svegliava anche di notte. Le sirene suonavano e impaurivano. Era come essere in guerra. La radio coi messaggi di allerta, la televisione colle immagini dell’alluvione, i sacchi di sabbia davanti alle porte. E’ inutile, la paura è stata tanta. Anche per me.

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La musica nella sala da ballo del Castello di Praga, e il film.

Sono stati anni di eventi mondani e serate di gala, ho ancora nell’armadio una serie di abiti lunghi che non so davvero quando mai metterò di nuovo 😛 L’occasione clou è stata alla fine del primo anno, eravamo invitati al Pražský Hrad o Castello di Praga. Provate a immaginare, non so se avete presente la location pazzesca valorizzata dall’illuminazione notturna. Scendi dall’auto, guardie armate all’ingresso, fai finta di camminare comoda sul tacco 12 comprato per l’occasione, tra una sala più bella dell’altra si entra in un immenso Salone delle Feste. Stucchi come piovesse, soffitti affrescati, tendaggi da dimora principesca, lampadari di cristallo grandi da perderci gli occhi. Così tanto per sentirti a tuo agio. Signore ceche tutte in lunghissimo, camerieri coi guanti bianchi, e un buffet chilometrico da poterci sfamare un intero villaggio africano. E poi via colla musica prima molto soft, poi rigorosamente classica e alla fine, sul calar della notte più moderna e lasciva.  E via colle danze, un film a occhi aperti che almeno una volta nella vita fa bene assaggiare.

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Il silenzio della collina di Petřín, e la pace.

L’ultimo suono, un po’ speciale, di questa città unica è il silenzio del bosco sulla collina di Petřín. Avevo Petřín giusto di fronte a casa mia, potevo abbracciarla tutta dalla nostra terrazza sui tetti, quando mi prendeva male per qualunque motivo la mia personale medicina era lui. Quel bosco in piena città, quelle passeggiate fino su al roseto in cima alla collina, da dove puoi vedere tutta Praga e restarne ammaliato, dove respirare a pieni polmoni anche sotto la neve, dove lasciarsi andare perché no alle lacrime. Era il mio angolo di città preferito, un angolo di natura che, per un po’, ho considerato davvero mio.

Grazie come sempre alla mia omonima Monica per gli spunti sempre più interessanti 🙂 e perdonate le foto un pò datate.

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6 responses to “I suoni dei miei viaggi

  1. Non ho dubbi sulla persona a cui rivolgermi quando finalmente mi deciderò a visitarla: sono 18 anni che sogno di farlo!!!
    PS: e per fortuna che non avevi foto belle, eh?!?!?! 😉

    • ne ho veramente pochissime, quando vivi in un luogo non lo fotografi più…però ho ancora la nostra casa a Praga, magari quando si libera (è affittata) organizziamo un giro insieme. Eh?

  2. Bellissimo, non conosco Praga ma ti invidio per averci abitato, sirene a parte deve essere bellissima.
    Io ho fatto la pendolare per un anno da Milano a Barcellona tutti i mesi quando mio figlio abitava là ed anch’io avevo un mio angolo magico, la finestra della sala al decimo piano dove vedevo tutto il parco della Ciutadella.
    Ciao
    Norma
    http://voglioilmondoacolori.blogspot.it/

    • ciao Norma, grazie di esser passata di qua 🙂 io sono dell’idea, maturata nel tempo, che Praga sia meglio da visitare che da vivere, a meno di imparare bene il ceco e amare uno stile di vita “molto libero”….magari prima o poi ne parlerò sul blog.

  3. L’alluvione di Praga me la ricordo bene anch’io, saremmo dovuti partire per Praga proprio il giorno dopo! Ovviamente viaggio annullato e meta alternativa: Vienna. Per fortuna sono poi riuscita a visitare Praga anni dopo, è una città bellissima. Per il capodanno nel castello ho solo una parola: INVIDIA (in senso buono ovviamente)!!!

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