Belo Monte e i diritti degli Indios Brasiliani

Oggi questo blog affronta un tema differente, perché il viaggio non sia solo un passare attraverso ma aprire gli occhi su realtà che ci circondano, e non sempre realtà positive. Leggevo in questi giorni questa frase: “Fili invisibili, potenti come catene, legano gli abitanti di un punto cardinale a quelli di un altro. E spesso li trascinano non verso l’alto, ma verso il fondo. La conoscenza della realtà può aiutarci a spezzarle e a salvarci tutti. Ecco perché interessarci gli uni agli altri. Un dovere, oltre che un godimento dello spirito e degli occhi.” (Poliscritture). E allora partiamo da qui.

Con grande piacere ospito sul blog GM, un caro amico, la sua storia e la sua intervista che ci porta dritti dritti in Amazzonia. Leggetela tutta se potete, è fatta col cuore da chi ci crede e si adopera giorno dopo giorno per il riconoscimento dei diritti di un popolo e la salvaguardia di un intero eco-sistema. Grazie a GM fin d’ora!

usina

Come è iniziato il tuo coinvolgimento nella causa per i diritti degli indios brasiliani?

Tutto è iniziato nel 2007, per caso, come molte cose nella vita. Vivevo a Sao Paulo  in Brasile e al tempo giravo sempre con la camera digitale e uno dei miei scatti è finito in un concorso fotografico, vincendo un premio in denaro. Ai vincitori veniva offerta l’opzione di donare la vincita a varie associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro. Scelsi un’associazione a caso che si occupava delle popolazioni indigene in Amazonas.

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Dopo qualche tempo, ricevetti un invito a visitare una tribù indigena di etnia Dessana, nei pressi di Manaus, Amazonas. Dopo quel primo incontro, il mio coinvolgimento nel movimento internazionale per il riconoscimento dei diritti delle popolazioni autoctone brasiliane si è fatto via via più importante; come si dice in Brasile, “virou bola de neve” , è diventata una palla di neve: dal 2008 mi reco in Brasile almeno 2 volte all’anno e, con i gruppi di cui faccio parte cerco di fare… quello che posso.

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Che cosa sta succedendo esattamente con gli indios?

Non è facile descrivere in poche righe la complessa situazione dei nativi del Sud America. Basti considerare che solo nell’immenso  territorio brasiliano, da nord a sud, sopravvivono oggi  circa 240 popolazioni indigene, con più di 180 idiomi differenti. Pur avendo a cuore la situazione degli indios Guaranì, essendomi sposato di recente in una loro comunità, grazie all’amicizia con un anziano capo villaggio, tratterò qui della polemica sulla costruzione della cosiddetta centrale idroelettrica di Belo Monte e dei suoi effetti sull’ambiente e sulle popolazioni autoctone che in esso vivono. Pur cercando di mantenere un atteggiamento obiettivo, non posso non dichiarare fin da questo momento, che gli argomenti verranno trattati e presentati dal sottoscritto, come da chi ha già scelto da che parte stare.

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Che cos’è Belo Monte?

Belo Monte è un comune dello stato dell’Alagoas in Brasile. Il comune dà il nome al progetto della diga omonima sul Rio Xingu che dovrebbe permettere l’approvvigionamento alla terza centrale idroelettrica più grande al mondo (ca. 11.233 MW), dopo quella delle Three Gorges in Cina (18.300 MW) e di Taipu (14.000 MW), sempre in Amazzonia. Si stima che la costruzione costerà più di 20MLD R$ e sarà l’opera più costosa mai affrontata dal Brasile. L’idea di costruire una centrale idroelettrica proprio nel cuore di una delle più grandi foreste al mondo , nasce negli anni settanta, durante la dittatura militare. La particolarità di questa diga è quella di sfruttare il salto di circa 90 metri presente nel bacino fluviale, attraverso la costruzione di 3 sbarramenti in 3 diversi siti: sito Pimental, sito Bela Vista e appunto il sito di Belo Monte. La superficie allagata sarà di ca. 516Kmq ma si stima che gli effetti diretti e indiretti della costruzione riguarderanno un’area di almeno 640 Kmq di foresta pluviale e sistema fluviale.

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Durante i 3-4 mesi dell’anno in cui le precipitazioni sono più ridotte, fornirà solo 1 MW di energia, diventando così una delle dighe meno efficienti di tutto il mondo a spese di un paradiso terrestre.

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Cosa succederà all’eco-sistema ed alle popolazioni locali?

Verrà  sconvolto un intero ecosistema con una tra le più ricche bio-diversità del pianeta, in cui vivono 600 specie di pesci, alcune delle quali esistono solo lì e ridurrà ad un acquitrino 150 chilometri del fiume Xingu (uno dei principali affluenti del Rio delle Amazzoni), sconvolgendolo completamente.  In questa zona vivono migliaia di persone, gente di fiume e indios delle tribù Xikrim, Kararao, Araweté, Parakanà, Xipaya, Juruna, Kuruaya (o Kuruway), Araras, Kayapò, Karajà; questa gente dovrà necessariamente ma ingiustamente, trovare un altro posto per vivere. Più di 40.000 persone, che traggono il loro sostentamento dall’eco sistema xinguano e che avranno (forse) ricevuto un misero risarcimento, verranno smobilitate in chissà quali assembramenti-dormitorio.

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A che punto è la costruzione della diga?

Dopo i numerosi go – stop – go degli ultimi 30 anni, ad agosto del 2012, il governo brasiliano ha data il via alla grande evacuazione delle popolazioni coinvolte. Con le buone o con le cattive, tra pareri favorevoli e contrari, con l’opinione pubblica spaccata in 2, nonostante le numerose proteste di gruppi ambientalisti, nonostante le oltre 600.000 firme raccolte contro la sua costruzione, la costruzione della diga di sbarramento idroelettrica di Belo Monte è iniziata.

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Come è stato possibile che tale progetto  sia stato approvato?

Gli interessi  economici e politici che gravitano intorno a questa colossale opera sono enormi e non solo brasiliani. Molti gruppi multinazionali europei hanno interesse a questa operazione e il governo della presidente Dilma appoggia e supporta il progetto, senza il minimo ripensamento. Una delle polemiche più forti è quella riguardante la consultazione preventiva, sancita dalla costituzione, delle popolazioni indigene.

Dopo aver ottenuto la licenza per costruire la diga, la Norte Energia, il consorzio di imprese che realizza la diga, in maniera trionfale aveva annunciato l’accordo con gli indios ponendo fine all’occupazione del cantiere da parte degli indios stessi.  Peccato che, come denuncia l’associazione non governativa Amazon Watch, che difende i diritti degli indigeni, la Norte Energia ha tenuto trattative separate con ciascuno dei gruppi etnici, una serie di incontri confusi e tradotti malamente con Carlos Nascimento, presidente di Norte Energia che ha offerto loro televisori, videocamere, computer e imbarcazioni (per navigare dove, visto che  il tratto dello Xingu su cui gravitano non sarà più navigabile?).

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Perché Belo Monte?

Il progetto di Belo Monte fa parte di un programma di costruzione di altre decine di centrali lungo i fiumi del bacino amazzonico. Il Governo brasiliano dice che la diga fornirà energia elettrica indispensabile allo sviluppo del Paese e che porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro scontrandosi con le popolazioni locali e le associazioni ambientaliste di tutto il mondo che si oppongono invece al progetto. Ma cosa faranno, dove andranno le migliaia di lavoratori arrivati da tutto il paese, dopo che il cantiere sarà terminato e non saranno più necessari? Già nella città di Altamira la situazione è prossima al collasso: prostituzione, aumento della violenza e dei crimini, ospedali in tilt e alloggi esauriti.

Secondo un resoconto del WWF, il 16% dell’energia elettrica brasiliana va perduta a causa di una rete di distribuzione inefficiente: basterebbe intervenire su questo aspetto e la diga non servirebbe più.

E la risposta internazionale?

Numerose organizzazioni, associazioni, gruppi autonomi di tutte le nazionalità, sono impegnati ogni giorno nel tentativo di fermare questo abominio. Le modalità vanno dalle petizioni, alla raccolta di fondi, alla diffusione attraverso i media delle notizie, all’attivismo sul campo da parte di volontari, in difesa dei più deboli e oppressi.

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Sono state lanciate numerose petizioni contro la costruzione della diga e per il rispetto dei diritti degli indios e abitanti lungo il fiume, con lo scopo di fermare il cantiere di Belo Monte fino a che non saranno messe in atto effettive misure per contrastare gli effetti della diga, cioè diminuzione dei pesci e della cacciagione, perdita della navigabilità del fiume Xingu, aumento delle malattie derivanti dall’inquinamento delle acque.

Le principali petizioni si trovano seguendo i link:

Per chi volesse informarsi e approfondire con maggiori dettagli?

Basta digitare la parola Belo Monte sul web e il gioco è fatto. Personalmente, al fine di comprendere meglio, anche con le immagini, cosa sta succedendo nell’ultima “NOSTRA” grande foresta, suggerisco di vedere il film completamente autofinanziato dal Movimento “Belo Monte, Announcement of a War”. Il film è gratuito e libero per tutti e disponibile su You Tube.  Il link del trailer è il seguente:

http://www.youtube.com/watch?v=fB_bFLXNd10

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Un altro importante momento di scambio di informazioni è accedere a:

http://apocalypsexingu.canalblog.com/

Dove è possibile acquistare il DVD dal titolo “Apocalypse Xinguara”, prodotto grazie ai contributi e pre-vendite dello stesso DVD, da parte di 2 persone preziose per il movimento: Catherine Lacroix Pelletier e François-Xavier Pelletier.

Notizie last minute?

Grazie da una azione congiunta con gli amici di uno dei gruppi di cui faccio parte, un gruppo francese ma di respiro internazionale (http://www.facebook.com/paroles.indiennes), abbiamo deciso di inviare al nuovo Papa, una lettera in cui chiediamo un suo intervento sul tema Belo Monte, in occasione del suo prossimo viaggio in Brasile a fine Luglio.

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Oltre alla lettera ufficiale del gruppo, in francese ed italiano, centinaia di sostenitori, amici o semplici conoscenti, hanno stampato ed inviato la lettera all’indirizzo della Santa Sede, oppure consegnato al proprio parroco o ad un prelato conoscente,  in modo da moltiplicare le probabilità di ascolto e successo.

Approfitto quindi di questo blog, per chiedere ai suoi lettori di spendere un francobollo e 5 minuti del proprio tempo, per stampare ed inviare la lettera, a Papa Francesco, al seguente indirizzo:

Sua Santità Francesco, Sommo Pontefice

00120 Città del Vaticano

Caro Santo Padre,

siamo un gruppo di 7.542 persone unite dalla stessa passione e desiderio di aiutare i nostri fratelli indios e senza terra dei paesi d’Amazonas. Il nostro movimento si chiama Força e Coragem e trova la sua espressione nella nostra omonima pagina facebook. Il nostro impegno in realtà non è che una piccola parte di un movimento internazionale e interraziale di centinaia di migliaia di altri uomini e donne che cercano di difendere le foreste d’Amazonas e i popoli che in esse vivono. Ogni giorno noi condividiamo le informazioni che comprovano le barbarie e ingiustizie subite dai nostri fratelli e sorelle indigeni che difendono la più grande e ultima foresta del mondo.

Siamo rimasti molto colpiti dalla Sua omelia del 19 marzo scorso in occasione della cerimonia di inaugurazione del pontificato, appellandosi ai Gradi della Terra di di proteggere l’ambiente e coloro che sono più fragili.

Santo Padre,  noi Vi domandiamo di porre un momento di attenzione sulla questione della costruzione della Diga di Belo Monte (una delle tante alte a venire…).

Noi comprendiamo il bisogno di energia di un Paese in forte crescita. Quello che non accettiamo è che questo sviluppo metta in pericolo l’ambiente e le popolazioni autoctone che in esso vivono.

La foresta amazonica ed in particolare tutto il bacino del fiume Xingu è un paradiso di bio-diversità che le famiglie che vivono lungo le sue rive, cercano di preservare.

40.000 persone, uomini, donne, anziani e bambini, persone semplici, vedranno la propria vita sconvolta dalla costruzione di una diga che distruggerà un intero ecosistema di un’area di 700.000Mq di foresta.

Alcune di queste persone sono nostri amici o amici di nostri amici. Sono gli ultimi, sono gli invisibili, sono il “sacrificio necessario al progresso”.

I simboli di questo movimento sono molti. Uno è conosciuto a livello mondiale; si tratta del cacique Raoni. Un altro si batte senza altrettanta notorietà; Antonia Melo, coordinatrice del movimento “Xingu Vivo Para Sempre”. 

Forse Sua Santità potrebbe evocare tutto questo in occasione del soggiorno di fine luglio in Brasile?

Santo Padre, Vi auguriamo un buon viaggio.

Gruppo Força e Coragem

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6 responses to “Belo Monte e i diritti degli Indios Brasiliani

  1. Aggiornamento.

    Il 14/11/2013, presso il parlamento Europeo è stata trattata la questione della costruzione della diga di Belo Monte e del programma di installazione di altre 153 centrali idroelettriche nel bacino amazonico.
    Per la prima volta è stato detto NO! formalmente e pubblicamente a questo ecocidio. Sono state messe all’indice le imprese europee coinvolte nel progetto ed i reali interessi nascosti dietro questo disastro ambientale annunciato.
    Presenti alla seduta i principali gruppi di sostegno al movimento contro la centrale di morte, Antonia Melo (coord. Movimento Xingu Vivo Para Sempre), il dr. Felicio Pontes (Pubblico Ministero Federale Brasiliano che da anni si batte contro l’illegalitá del progetto) e la “controparte”, cioé rappresentanti e tecnocrati del governo Brasiliano e del consorzio costruttore, la Norte Energia.
    É stato un momento importante per contarci, pet fare il punto della situazione, per ascoltare le voci dei vari relatori impegnati sul campo e per dire ancora una volta, ancora e ancora e ancora
    BELO MONTE NO!

    Grazie all’impegno degli eurodeputati verti, tra i quali E. Joly presente al dibattito.

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